mi commuovo sempre quando sento due creature che dentro una chiesa o dentro un comune si scambiano il consenso... Osano, infatti, scambiarsi parole assolute e tenere nel contempo, parole di coraggio e di voglia di amare. E’, forse, l’emozione di sentire pronunciare parole così, dentro una stagione dove nell’aria, tra le mille paure, c’è anche proprio quella di amare, dove si vuole salva e custodita il più possibile una via di fuga alle spalle. Non me la prendo - come spesso capita - con l’inarrestabile fenomeno delle convivenze: non è detto che lì si concentri la paura di amare… Anche perché una volta andare a convivere equivaleva a contestare il matrimonio. Oggi non più: il mio primo percorso in preparazione al matrimonio cristiano qui a Seggiano tutte le 12 coppie vivevano già insieme! E nessuno contestava il matrimonio… Anzi! La coppia che non si sposa non è che non si impegna: ci si scambia amore e fedeltà nell’intimo e questo pare l’essenziale… Ma talvolta l’essenziale non basta, non è sufficiente… Ecco, allora, quelle parole di amore incondizionato, che sfidano il futuro senza essere sfrontate, consapevoli di fragilità, ma anche di un dono di tenerezza che ha il sapore di infinito. Capisco che la paura d’amare non sta in una situazione sociale. Risiede invece in un luogo invisibile, dentro ciascuno di noi. Paura di uscire da te dove sai di dover andare, paura di essere invasi, paura di abbandonarsi all’altro, paura di soffrire, paura di consegnarsi, quella paura che ebbe Gesù, consapevole di che cosa può accadere quando sei nelle mani degli uomini… Camminiamo insieme come Comunità anche per aiutarci a vincere la paura di amare, credo, riconoscendo le nostre fragilità e riconoscendo l’altro e Dio non come un possesso, ma come un regalo. Né Dio, né l’altro sono terra di occupazione o terra che ci meritiamo. L’amore appassionato, come quello di Dio, infatti, ci insegna a riconoscere la distanza, il dono, la discrezione, il mistero, a toglierci “i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo santo” (Esodo 3,5). Buona estate… a piedi scalzi…
Il vostro parroco don Zaccaria
