Cari amici e care amiche,
durante la Messa dell’ammalato abbiamo amministrato il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Una volta lo si chiamava “l’estrema unzione”, perché il gesto sacramentale si cercava di porlo negli ultimi istanti della vita terrena… Con la riflessione sempre più profonda della Chiesa il nome è cambiato per esprimere la natura autentica di questo Sacramento e il suo posto nel cammino dei fedeli. Anzitutto è un Sacramento, cioè presenza efficace di Cristo Risorto: il credente in Cristo cerca questo Sacramento quando è nella sofferenza, quando è in prossimità di una operazione che mette a rischio la vita, quando è nella infermità e nel dolore fisico e psichico. Quindi non è il Sacramento della fine! E’ invece il Sacramento “del fine”: ci ricorda che siamo destinati all’eternità, ma non siamo eterni! Ci sta a dire che quando pensi alla tua fine, non puoi pensarti nel nulla, ma ti pensi con Cristo. Ma il credente vuole sentire che Cristo gli è accanto anche prima della fine: ecco i Sacramenti che accompagnano l’esistenza. Sono proprio 7 per dire che Cristo ti è accanto per tutta la vita, in dolore e in morte. Il tuo destino è Cristo. E Cristo, soffrendo non ha eliminato la sofferenza: solo con Lui, in comunione, in unione a Lui si può osare di viverla affidandosi e fidandosi del Padre, come Lui. Insomma: viverla con Lui è diverso che viverla da soli. Sì, perché quando si ha a che fare con la sofferenza si capisce di essere “soli”: nel senso che gli altri ci possono essere anche vicini (e questa è una grande grazia), ma alla fin fine nessuno si può mettere al posto nostro a soffrire e … a morire. E quando si ama piuttosto che vedere soffrire o morire l’amato, ti viene quell’impeto di metterti al suo posto… Cristo è morto al posto dei nostri peccati anche per aiutarci a vivere il dolore e la morte. Cristo è accanto a chi soffre e muore: l’Unzione lo fa sentire realmente vicino a chi vive questa particolare situazione di vita che prima o poi tutti incontriamo, anche senza cercarla. E’ bello, infine, preparare soprattutto i piccoli ai momenti inevitabili di malattia e sofferenza che in ogni famiglia capitano: di solito si fa fatica o si rinuncia a questi discorsi con i bambini. Fatica sì, ma non bisogna rinunciare: con i bambini bisogna parlare di tutto, di ogni cosa… Ma si parla a dei bambini, non ad adulti! Stanno aspettando da noi che spieghiamo loro questo grande mistero della sofferenza e della morte: ma prima occorre essere noi un po’ illuminati.
Il vostro parroco, don Zaccaria